La gestione e il fotoritocco delle immagini digitali è ormai parte del lavoro quotidiano delle agenzie di grafica e delle aziende di stampa. Infatti per non avere brutte sorprese in fase di stampa c'è bisogno di una serie di controlli, ed eventualmente, di ritocchi da effettuare sulle immagini. Ecco qui di seguito elencate le verifiche in ordine di esecuzione e d'importanza. Ad esempio l'inadeguatezza grave della foto ad uno dei controlli ne pregiudica gravemente la qualità in stampa, e quindi rende inutili i controlli successivi.
Risoluzione di stampa e dimensioni del file.
Bisogna verificare che il file abbia risoluzione necessaria per il formato in cui deve essere stampato e di conseguenza la giusta dimensione digitale. Il controllo si potrà effettuare in tanti modi: con Photoshop verificando nella finestra "dimensione immagine" le sue dimensioni in pixel, o in mm, cm e si potrà quindi sapere se i DPI nella dimensione di stampa sono sufficienti. Una foto adatta alla stampa offset dovrà avere almeno 250 o meglio 300 DPI ridotta alla dimensione di stampa.
Con le finestre del sistema operativo si potrà verificare subito se la dimensione di un file non compresso è adeguata alla stampa. Basterà vedere il suo peso digitale, la sua dimensione in MB, ad esempio un TIFF per una stampa formato A4 a 300 DPI peserà intorno ai 25MB se in RGB, intorno ai 33MB se in CMYK. Con i programmi Aperture e Lightroom, nella finestra metadati verranno indicate varie informazioni tra cui la dimensione digitale e la dimensione in pixel, ad esempio un file adatto per la stampa A4 a 300 DPI dovrà avere almeno pix 3000x2000 (ovvero 6 milioni di pixel).
Se la risoluzione non sarà sufficiente, non si potrà ottenere una buona stampa e purtroppo poco si potrà fare per risolvere il problema. Si potrà provare a stampare l'immagine in un formato più piccolo in modo da aumentare la risoluzione, oppure si potrà aumentare il numero di pixel con un ricampionamento. In Photoshop, sempre nella finestra dimensione immagine, spuntando l'opzione ricampiona, di seguito "bicubica più nitida" ,come metodo, e impostando la dimensione e la risoluzione desiderate. Purtroppo se il dettaglio non c'è non si può inventare, non possiamo ricostruire la realtà in maniera arbitraria, l'immagine dopo il ricampionamento non avrà più dettagli, più informazioni e perciò sembrerà meno nitida, quasi sfocata.

Per alcune immagini, i ritratti ad esempio, ciò è accettabile, ma per altre è assolutamente deleterio ricampionare, la perdita di qualità risulterà evidente. Per ottenere un risultato migliore esistono software dedicati al ricampionamento che si possono utilizzare al posto di PH, ma non bisognerà aspettarsi miracoli.
Metodo colore e presenza di profili colore.
La questione della gestione del colore è molto importante e meriterebbe una trattazione a se stante, io qui mi limiterò ad affermare l'importanza di verificare la presenza di un profilo ICC incorporato nel file, ciò permette di interpretare correttamente i colori dell'immagine ed eventualmente consentirà di fare, quando è necessario, le giuste conversioni. Un file senza profilo colore è molto pericoloso, difficilmente si riuscirà a capire con quale profilo è stato generato e quindi a rispettarne i colori nelle successive conversioni nel profilo della stampante. Di solito per la stampa offset, secondo il flusso di prestampa Early Binding, si preferisce avere un file già convertito in CMYK, magari nel profilo ICC della macchina da stampa o in un profilo ICC standard. I software Adobe Bridge, Apple Aperture, inseriscono l'indicazione del profilo colore tra i metadati. Comunque nel mondo Mac basta aprire la palette info file per sapere qual'è il profilo incorporato.
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In Photoshop si utilizzerà, nel menù Modifica, il comando Assegna Profilo per assegnare un profilo ICC senza cambiare i valori numerici dei colori ma cambiando la loro resa in stampa a seconda del profilo scelto. Per mantenere invece i colori il più possibile invariati nel passaggio tra il profilo d'origine e il profilo di destinazione, ovvero tra la visualizzazione a monitor e la stampa su macchina offset, si userà il comando Converti Profilo. A seconda delle esigenze si sceglierà l'intento di conversione Percettivo se la differenza tra i due spazi colore è elevata oppure in caso contrario quello Colorimetrico Relativo.
In Aperture e Lightroom la scelta del profilo da assegnare si farà nella finestra di esportazione.
Un file in RGB con il giusto profilo ICC consente sicuramente più possibilità di elaborazione e ritocco dei colori. Quindi conviene convertire l'immagine nel profilo CMYK della macchina da stampa solo all'ultimo momento, magari nella generazione del PDF (flusso Mixed Binding).
Se, infine, il file non ha un suo profilo colore si può fare poco, si può provare ad assegnare un profilo standard, ad esempio Adobe RGB o sRGB IEC61966-2.1, e sperare che esso sia adeguato.
Verifica della Nitidezza e di eventuali difetti di messa a fuoco dell'immagine, individuazione ed eliminazione di polvere e graffi.
Con tutti i programmi di fotoritocco, PH, LR, Aperture ingrandendo l'immagine alla dimensione 1:1, pixel reali, bisogna vedere se ha la giusta ricchezza di dettaglio, se è sufficientemente nitida per la stampa. Contemporaneamente verificheremo anche la presenza di artefatti dovuti alla compressione Jpeg. Come metodo per non danneggiare le foto dopo il ritocco, è buona regola non salvare mai più volte un file JPEG su se stesso, difatti ad ogni salvataggio si avrà una nuova compressione ed una nuova perdita d'informazioni. Si controllerà anche la presenza di difetti dovuti ai graffi sulla pellicola in scansione, o alla polvere sul sensore. Mentre la polvere ed i graffi sono facilmente eliminabili intervenendo nelle zone interessate con gli strumenti Pennello correttivo, Pennello correttivo al volo, Toppa, Timbro clone, per gli altri difetti invece c'è poco da fare si può solo cercare di rendere il difetto meno evidente. La mancanza di nitidezza dovuta alla sfocatura, ad un mosso in ripresa non può essere eliminata, ma si può migliorare l'immagine aumentandone la nitidezza con la seguente procedura, che peraltro è anche utile per applicare la maschera di contrasto all'immagine. Si duplica il livello di fondo, si applica sul livello copiato il filtro altro>accentua passaggio, oppure in casi gravi, stilizzazione> effetto rilievo entrambi con un raggio di pochi pixel, poi si modifica la modalità di fusione del livello superiore in sovrapponi o in luce soffusa, e magari si interviene sulla opacità del livello per dosare l'effetto.
Per gli artefatti dovuti alla eccessiva compressione jpeg poco si può fare, infatti questa determina una perdita d'informazione nell'immagine che si può cercare di rendere meno evidente riducendo il formato di stampa ed effettuando un downsampling.
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Verifica esposizione ed istogramma luminoso, verifica dei dettagli nelle zone di luce e nelle zone d'ombra.
Si può controllare l'esposizione, la luminosità, il tono, il contrasto luminoso dell'immagine, facendo attenzione che questa non risulti ne piatta, ne eccessivamente contrastata. In Photoshop con lo strumento livelli si cercherà di migliorare il tono dell'immagine spostando i cursori ai due estremi, ovvero il punto di bianco e il punto di nero in zone dell'istogramma che contengono delle informazioni, ovvero che hanno delle linee. L'immagine presenterà così un maggior contrasto luminoso.
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Per schiarire l'immagine basterà portare il cursore di destra verso sinistra e viceversa per scurirla. La posizione del cursore centrale schiarirà i toni medi, se spostato verso sinistra, e viceversa li scurirà se spostato verso destra.
In caso di necessità si potrà applicare un livello di regolazione applicando una maschera, che si può generare con una selezione e poi modificare con lo strumento pennello, in modo da modificare tono dell'immagine solo ove voluto. Per schiarire velocemente un'immagine, si potrà duplicare lo sfondo e cambiare la modalità di fusione del nuovo livello in scolora, regolando poi l'effetto, impostando la giusta opacità del livello superiore. Per scurire la foto invece si userà la modalità di fusione moltiplica, per aumentare il contrasto sovrapponi o luce soffusa.
A seconda dei casi e dei gusti personali, si cercherà di dare la giusta esposizione con la regolazione exposure, in Lightroom nel modulo Develop, si interverrà pure sulla densità delle ombre e delle luci con i comandi Recovery, Fill Light, Blacks, oppure con la palette Histogram o Tone Curve che consentono tutti di ottenere ottimi risultati.
In Aperture si useranno i comandi Levels, Highligts & Shadows, Exposure potenti quanto quelli di Lightroom.
Non posso dare delle regole precise perché l'esposizione può avere effetti creativi, quindi essere abbastanza soggettiva. In generale si può consigliare di avere una foto con un'esposizione che consenta di avere dettagli nelle ombre e nelle luci. I passaggi tra aree scure e chiare dovranno essere graduali, il contrasto luminoso abbastanza elevato, ma non troppo, bisognerà evitare posterizzazioni di parti dell'immagine.
Verifica equilibrio cromatico, vedremo se i colori delle foto sono plausibili per il soggetto
Una modella ad esempio con la pelle verde indica un errore d'impostazione della temperatura cromatica. Una pizza con il pomodoro viola indica che c'è una quantità di cyan e magenta in eccesso e troppo poco giallo. I controlli di Lightroom e Photoshop sono molto avanzati in proposito. Se si ritocca un file raw, converrà fare subito tutti i ritocchi necessari alla temperatura cromatica, infatti ogni ritocco su file JPEG, TIFF, PSD, crea una perdita di dati, d'informazioni, difficilmente recuperabili, se si avranno ripensamenti. Invece il file Raw consente, senza problemi, qualsiasi ritocco senza danneggiare il file.
Gli istogrammi dei canali sono modificabili a piacere senza rischiare di perdere informazioni. Se l'immagine presenta dei forti scompensi cromatici è comodo, specialmente se il file è già in cmyk, intervenire in PH con il comando Livelli sui singoli canali di colore, schiarendo il canale selezionato per eliminare la dominante cromatica del colore interessato o viceversa scurendolo per accentuarla.
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Si possono inoltre usare i comandi Tinta/saturazione e Bilanciamento Colori, intervenendo sui singoli colori.
Applicazione della maschera di contrasto
Il passaggio finale è un ritocco più che un controllo. Di solito le foto in stampa offset necessitano di nitidezza maggiore. Allora bisognerà applicare una maschera di contrasto. Converrà, dunque fare questa operazione con il filtro "maschera di contrasto" in Ph o in Aperture con i comandi sharpen ed edgesharpen. L'applicazione della maschera di contrasto conviene sia fatta come ultimo passaggio quando il file ormai è pronto per la stampa, infatti effettuare altre regolazioni dopo, potrebbe creare effetti indesiderati quali artefatti e disturbo. Per minimizzare questi difetti conviene in PH applicare il filtro Maschera di contrasto e poi dissolverlo solo sulla luminosità con il comando Modifica>dissolvi Maschera di contrasto> modalità di fusione luminosità.
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Aperture consente di regolare molto bene la nitidezza già nella conversione dei file Raw evitando così di danneggiare il file.
Se avete commenti o domande da fare usate pure il Form in basso.
andrea DAG
3-mag-2011 2.43
Complimenti per la chiarezza delle spiegazioni innanzitutto, e grazie per metterli a disposizione di tutti.
Ho sempre cercato il filtro "accentua passaggio" nella versione inglese di Pshp, (io ho la cs5) e non sono mai riuscito a trovarlo;, come si chiama? Mi trovo a lavorare in vietnam quindi non ho molte possibilita' di confrontarmi con altri che abbiano le mie stesse esigenze.
Grazie ancora!
andrea
Rocco
3-mag-2011 9.50
Grazie per i complimenti, sono molto graditi.
Il filtro accentua passaggio nella versione inglese si chiama High pass e lo trovi nella colonna Other di Filters
Quindi Filters/Other/High pass
Ciao
interessante